Verso la Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla vicenda Moby Prince – approfondimento n° 7 “modalità di propagazione dell’incendio”

L’ultimo approfondimento tecnico di questa serie è dedicato alle modalità di propagazione dell’incendio.
Ricordiamo che questa serie di approfondimenti tecnici relativi alla Richiesta di Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla vicenda Moby Prince si concentra sugli elementi del Report tecnico di sostegno ad essa, oggi all’attenzione delle forze politiche parlamentari.

Per chi leggesse quest’ultimo contributo come primo, vale la pena tornare a sottolineare che le ragioni tecniche su cui si poggia la richiesta di Commissione d’Inchiesta si possono sintetizzare in critiche documentate a ciascuno dei “famosi 7 punti di ricostruzione” proposti dalla Procura di Livorno nella Richiesta di archiviazione del 5 maggio 2010:

  1. Luogo della collisione
  2. Modalità di navigazione del traghetto Moby Prince
  3. Presenza di nebbia
  4. Accensione dei fari di manovra
  5. Dinamica della collisione
  6. Sviluppo dell’incendio
  7. Modalità di propagazione dell’incendio e tempi di sopravvivenza

Dopo aver affrontato i primi sei oggi tratteremo il settimo, un punto decisivo per questa vicenda.

Sottolineiamo da subito infatti che la tesi di un’incendio istantaneo e rapidamente letale è il cardine dell’assoluzione di tutti gli imputati legati alla Capitaneria di Porto di Livorno nel Processo Moby Prince e dell’archiviazione del Comandante di tale ente, Sergio Albanese, poiché questo prese servizio a 35 minuti dalla collisione e quindi, di fronte ad una “morte rapida in massimo 30 minuti” di tutte le 140 vittime, non “avrebbe potuto” porre in essere alcuna proficua attività di soccorso sul Moby Prince.

La tesi della morte rapida discolpa anche l’armatore, poiché, in presenza di un incendio di tale devastante e subitanea portata, persino il controverso elemento – dichiarato come accertato dalla Procura di Livorno –  della disattivazione dell’impianto anti-incendio sprinkler e del mancato funzionamento dell’impianto ad acqua spruzzata nel garage non hanno incidenza causale nell’aver determinato il decesso delle 140 vittime. Se l’incendio è stato così devastante e in così poco tempo nessun intervento anti-incendio all’interno o all’esterno del traghetto avrebbe potuto sortire effetti diversi da quelli purtroppo riscontrati.

Come sempre in questi approfondimenti riportiamo per prima la citazione della Richiesta di archiviazione, in relazione alla propagazione dell’incendio:

“l’apertura della porta stagna prodiera e l’impianto di ventilazione in funzione agevolano decisamente l’ingresso di greggio e vapori nei garage e nei locali interni del Moby Prince, cominciando a divampare il fuoco su tutta la parte prodiera del traghetto coinvolgendo il personale di plancia e progressivamente le restanti parti e locali della nave; Una causa della tragedia – anche se è doloroso affermarlo – è dunque individuabile in una condotta gravemente colposa, in termini di imprudenza e negligenza, della plancia del Moby Prince.” (p.140)

La replica del Report è la seguente:

“le conclusioni riportano che “l’apertura della porta stagna prodiera e l’impianto di ventilazione in funzione avrebbero agevolato decisamente l’ingresso di greggio e vapori nei garage e nei locali interni del Moby Prince”, asserendo quindi che la propagazione è stata repentina e non ha lasciato scampo, provocando la morte dell’equipaggio e dei passeggeri in un tempo massimo di 30 minuti (smentendo così la relazione tecnica svolta sulle modalità di propagazione dell’incendio sul traghetto Moby Prince nel 1993 dal RINA).”
p. 11

A questa dicitura il report associa, col solo commento della didascalia, tre immagini, l’ultima delle quali è la seguente.
manata

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci concentriamo su questa perché racconta una storia. L’immagine è tratta da un video girato dai Vigili del Fuoco di Livorno nel corso del primo sopralluogo all’interno del traghetto Moby Prince. Su alcune autovetture del garage furono rinvenute delle impronte di mani lasciate sulla fuliggine.

La questione fu affrontata nel corso del dibattimento, ma non per il tramite del video di cui sopra. Ciò che il Tribunale di Livorno affrontò fu unicamente una serie di immagini fotografiche, tra le quali la seguente, dove le manate erano evidenti ma fu ritenuto più probabile che esse fossero state prodotte durante le operazioni di ispezione e dunque da riferire ad un tempo indeterminato (di mesi) dopo la collisione.Manate Furgone

Grazie al reperimento del filmato originale girato a bordo durante il primo accesso da parte dei Vigili del Fuoco oggi si può affermare che le impronte erano lì prima del successivo sopralluogo dei consulenti della Procura nel corso del quale furono scattate le fotografie.

Due elementi meritano di essere sottolineati a riguardo:

  • le “manate” testimonierebbero un passaggio di persone in una zona del traghetto tornato in condizioni minime di vivibilità, dove non furono rinvenute vittime, e chiunque le abbia lasciate è stato in quel locale dopo che le autovetture furono coperte di fuliggine (o nerofumo) per poi avere la forza di lasciare il garage;
  • il locale garage, nelle ricostruzioni ufficiali, è stato interessato dall’incendio sin dall’avvio dello stesso, pertanto le “manate” possono essere state lasciate solo a seguito del suo spegnimento in tale spazio, quindi al ritorno in esso di condizioni di vivibilità tali da giustificare il passaggio esplorativo e la successiva uscita da parte di queste persone.

 

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