Imparare la lezione

stefano-di-bartolomeo-iosono141Come pubblicato oggi su ilfattoquotidiano.it la Commissione d’Inchiesta sul Moby Prince rischia l’inefficacia ancor prima di partire. La proposta numericamente più sostenuta in Commissione, la n°17 (PD), contiene una proposta d’inchiesta parlamentare sul Moby Prince senza accertamenti su

  • tempi di sopravvivenza a bordo del traghetto
  • condizioni di partenza del Moby Prince con particolare riguardo per gli impianti di sicurezza anti-incendio (sprinkler e acqua spruzzata)
  • qualità e quantità del carico dell’Agip Abruzzo
  • ruolo delle navi militari e militarizzate americane in rada quella notte, soprattutto nelle fasi successive al sinistro che hanno portato all’identificazione del Moby Prince solo 1 ora e 20 minuti dopo la collisione

Senza ribadire quanto già espresso nell’articolo citato preme segnale un aspetto più centrale: il senso di questa Commissione.

Nella Proposta del Partito Democratico, la Commissione d’Inchiesta sul Moby Prince appare quasi il “gesto formale“, a costi e rischi minimi, che una certa politica ritiene opportuno riconoscere ai familiari delle vittime di una tragedia avvenuta quasi 24 anni fa.

Si perderebbe così il senso stesso della lotta di queste persone e delle tante che progressivamente si sono a loro unite in questa domanda di verità e giustizia. Questa Commissione potrebbe essere, infatti, lo strumento attraverso il quale lo Stato italiano dimostra di aver “imparato la lezione” di questa storia. Attraverso la risposta ai quesiti presentati dai familiari delle vittime, i commissari potrebbero comprendere quali interventi realizzare sul nostro quadro normativo, oggi, su sicurezza della navigazione e dei trasporti in genere, prescrizione dei reati, accertamento dei fatti, certificazione navale e, mi permetto un soprattutto, status di vittima. Esiste forse un caso più eclatante dove emerge il problema di un paese che garantisce i colpevoli a discapito delle vittime di un evento?

La Commissione d’Inchiesta sul Moby Prince non dovrebbe essere un’operazione per nostalgici. Non c’entrano “i lontani anni ’90″. E persino quel dolore che ancora è parte del quotidiano di molti familiari delle vittime non è più, lasciatemelo dire, per la mancanza di chi sul Moby Prince ha trovato la morte, quanto per la consapevolezza di non aver potuto legittimare il loro martirio. Uso questa parola, con coscienza. Deriva dal termine greco che equivale al nostro “testimone” e significa proprio la qualità della vittima di essere portatrice di un messaggio legato alla propria morte. Ad esempio, come per i protocristiani, l’aver pagato con la vita la propria fede. Ecco sul Moby Prince perirono 140 persone, martiri non per fede, ma per condizione: l’essere semplici cittadini che prendono un traghetto o ne sono equipaggio.

Ancora oggi ricordo le parole di Enzo, il padre di Cristina (una delle vittime), che mi raccontavano di quando un parlamentare li apostrofò con un serafico “è andata così perché non c’era nessuna persona importante in quel traghetto”. Ecco per me quelle persone sono importanti, ma ancor più è importante legittimare il loro martirio.

Parlamentari lasciatevi inondare dalla lezione del Moby Prince, tuffatevici dentro senza pregiudizi e pregiudiziali di merito od opportunità. Ne uscirete consapevoli sul da farsi, per quanti oggi vivono ancora quella condizione di semplicità.

Francesco

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