Gabriella Angeli

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Gabriella Angeli, 49 anni
Livorno

#iosono141 perché
da 23 anni il giorno del mio compleanno(il 10 aprile) si associa all’immagine di quella nave in fiamme che io ,quella sera, osservavo dalla spalletta della Rotonda (i livornesi conoscono il luogo).Ma mentre quella sera non sapevo, col ricordo c’è la conoscenza di ciò che stava accadendo,della morte terribile che tutte quelle persone stavano affrontando mentre io,ignara,le guardavo da lì.Sono #141 perchè per tutti i futuri compleanni che la vita vorrà regalarmi,porterò sempre con me il ricordo di 140 fratelli legati a me da una stessa data.

Intervento di Loris Rispoli nella sala Consiliare del Comune di Livorno – 10 aprile 2014

Loris Rispoli, 10 aprile 2014 (foto Lanari/Alive/Novi) da La Nazione

Permettetemi innanzitutto di ringraziare, tutti coloro che con il loro contributo hanno voluto dimostrarci vicinanza e solidarietà:
Ringrazio l’Amministrazione Comunale di Bagnolo in Piano che il 2 Giugno scorso ha voluto concedermi la Cittadinanza onoraria, riconoscimento di una battaglia portata avanti con caparbietà e perseveranza, una iniziativa che non si è fermata a quella indimenticabile giornata ma è proseguita con un documento della Regione Emilia Romagna firmato da tutti i consiglieri a supporto della Commissione Parlamentare d’inchiesta.
Ringrazio l’Amministrazione Comunale di San Benedetto del Tronto, perché con una iniziativa eccellente ci ha permesso di parlare a tanti giovani del luogo.
Come dimenticare la splendida accoglienza riservataci dal comune di San Teodoro, in una terra che questa tragedia ha toccato profondamente e con questa iniziativa partecipata ha voluto ricordarla assieme a noi.
Sono tante le iniziative a cui siamo stati invitati ad alcune purtroppo non ho potuto partecipare perché lavorando è impossibile utilizzare tutte le mie ferie.
Ringrazio le Associazioni che anche oggi sono qui con noi, gli amici di Casale Monferrato per “Voci della memoria” che hanno voluto che anche nelle loro zone martoriate dall’amianto si parlasse di Moby prince, e gli amici de “il mondo che Vorrei” e “assemblea 29 giugno” che anche a Viareggio citta che non demorde nella sua richiesta di giustizia, che con rabbia e dolore vive la fase processuale della vicenda, si parlasse della nostra tragedia.
Ringrazio Manfredi Lucibello per il documentario “Centoquaranta la strage dimenticata” e la società Pulsemedia che lo ha prodotto, un lavoro che sta girando l’Italia ed è già stato presentato in molte occasioni in Toscana e fuori di essa.
Non posso certo dimenticare l’amico Francesco Sanna nella sua doppia veste di autore di Ventaanni e di scrittore del libro che ne è seguito, Verità privata del Moby Prince, mi sento orgoglioso di avere insistito perché quest’opera fosse pubblicata, perché come ha detto Francesca Talozzi di “effetto collaterale” è un libro che tutti dovrebbero leggere, dovrebbero avere in casa e dovrebbero regalare a un amico. Grazie quindi ancora a Francesco per ciò che ha fatto e che continua a fare per noi, grazie a Francesca e a tutti i cittadini attori per la sentita lettura del testo.
Grazie agli amici della stampa e delle Tv, pochi, che ci danno la possibilità col loro lavoro di mantenere viva nella memoria collettiva questa vicenda altrimenti rimossa e dimenticata.
Sono veramente tanti coloro che dobbiamo ringraziare e forse potendone dimenticare qualcuno meglio che finisca con l’ultimo sentito ringraziamento, all’Amministrazione Comunale di Livorno, è finito un ciclo, questo sarà l’ultimo saluto del sindaco Alessandro Cosimi, vorrei a nome di tutti i familiari ringraziare Lui, la sua Giunta e tutti gli uffici dell’Amministrazione per la disponibilità e la pazienza che hanno avuto sempre nei nostri confronti, in oltre ventanni abbiamo sempre trovato in tutti i dipendenti e dirigenti disponibilità e collaborazione, quindi grazie.
Sono passati 23 anni da quella tragica notte del 10 Aprile 1991 in cui i nostri familiari hanno perso la vita in attesa dei soccorsi che non sono mai arrivati.

In questi anni abbiamo sempre affermato che volevamo sapere la Verità, volevamo conoscere i colpevoli, volevamo conoscere cause e mandanti di una delle più gravi tragedie della marineria, di una delle più gravi stragi del lavoro, ma abbiamo sbagliato a usare le parole, non dobbiamo più chiedere chi e perché, dobbiamo esigere che i colpevoli che sono scritti tra le righe siano puniti, che la politica e la magistratura di questo paese scrivano parole di verità su questa terribile vicenda.
Ha ragione Cirillo quando negli scorsi Anniversari mi rimproverava dicendo: “ci hai raccontato la storia, hai detto i nomi dei colpevoli, ma noi vogliamo di più, siamo stanchi di aspettare, di ritrovarci ogni anno sempre in meno a ricordare e basta”
Le legittime aspettative di chi si attendeva che si facesse piena luce su questo evento si sono purtroppo scontrate con un potere che non accetta di essere processato, che non ammette colpe, che ha fatto di tutto per occultare le proprie responsabilità.

“La verità non sarà mai una verità appagante per nessuno e la giustizia non sarà mai appagante, per nessuno, non perché coloro che amministrano la giustizia e coloro i quali debbono accertare la verità non faranno tutto il loro dovere, ma perché c’è sempre una totale sproporzione tra le tragedie in ordine delle quali si deve accertare la verità e fare giustizia e la limitatezza intrinseca….”

Non so se ricordate queste parole alcuni di voi le hanno risentite questa mattina durante la visione del documentario “140-la strage dimenticata” di Manfredi Lucibello, le ha pronunciate a Livorno l’11 aprile 1991 l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, parole pronunciate di fronte ad una platea di “potenti”, compresi alcuni che avrebbero dovuto essere imputati nel processo che poi è seguito.
All’indomani della tragedia lo Stato per bocca del Presidente della Repubblica dichiara l’impossibilità di dare ai familiari delle Vittime e all’intera collettività una verità accettabile, la non possibilità dell’accertamento degli eventi e quindi la non punibilità dei responsabili.
Cossiga uomo di stato ha parlato e vicino a lui c’erano il Procuratore Capo della Repubblica Costanzo, il Prefetto Angeli, il Comandante della capitaneria Albanese, da quel momento è iniziata la completa distruzione dell’eventuale castello accusatorio, si è omesso, lasciato manomettere il relitto del traghetto, si è occultato e depistato.
Mentre noi distrutti dal dolore iniziavamo a darci una parvenza di organizzazione altri lavoravano per la sistematica distruzione delle prove, si sono create quelle condizioni per cui la Magistratura si è arresa all’impossibilità di individuare e punire i colpevoli di quei 140 omicidi.
Nessuno ha mai considerato questa tragedia come una delle piu gravi tragedie del lavoro, nemmeno le organizzazioni sindacali, eppure il traghetto era luogo di lavoro per i 68 marittimi.
Il Procuratore Guariniello ha chiesto e fatto condannare i vertici della Tyssen krups, il dottor Cardi ha chiesto e fatto assolvere il “destino cinico e baro”..
Certo noi abbiamo imparato ad ammettere i nostri errori e le nostre responsabilità. Abbiamo passato anni a discutere sulla presenza o meno della nebbia, mentre la controparte continuava la sistematica distruzione delle prove.
Abbiamo passato anni a cercare fucili, mitra e carri armati americani mentre la controparte ci spiegava che i nostri familiari erano morti tutti e subito.
Bellissimo lavoro quello dell’equipe Bassi-Luciani i medici chiamati dal tribunale, a fronte di campionature ineccepibili, un unico risultato, un’unica certezza evidente “la vita a bordo è durata solo venti minuti, mezz’ora al massimo. Bertrand è un cosiddetto miracolato”.
Abbiamo scelto di parlare della 21 October II, mentre loro ci sbattevano sugli occhi dati palesemente contraffatti sui tempi di sopravvivenza a bordo: vogliamo ricordare o no al mondo e a questi medici da quattro soldi che percentuali altissime di carbossioemoglobina nel sangue significano che quella persona ha respirato per ore, quindi era viva, o ci vogliono ulteriormente convincere che respiravano da morti?

Oggi grazie al paziente lavoro del dott. Gabriele Bardazza e della sua equipe abbiamo ritrovato immagini di impronte di mani lasciate sui mezzi nel garage della Moby Prince, sicuramente fatte nel vano tentativo di cercare una via d’uscita e credo che se camminassero e lasciassero segni di passaggio, nessuno possa dirci che erano morti, neanche il più fedele appassionato di film di Romero zombies.
Ripensate a quelle parole dette dal presidente Cossiga, rileggetele nella vostra mente, scanditele e vi accorgerete di quale peso abbiano, rivedete nel filmato, il momento in cui le pronuncia.
Attorno a questa vicenda è doveroso segnalarlo e non dimenticarlo si è mosso un fiume di denaro e dobbiamo porci la domanda, perché chi non è stato nemmeno sfiorato dall’inchiesta giudiziaria o dalla fase processuale sia cosi generoso da risarcire oltre 100 parti civili ancor prima che inizi qualsiasi procedimento penale,
Perché si supporta economicamente un personaggio solo perché questi sta appoggiando la tesi cara all’armatore di un evento doloso, un attentato a bordo del traghetto?
Perché un comandante esperto come Superina salva tutti i documenti escluso il giornale di bordo che lascia in plancia a bruciare?
Perché si manomette la timoneria del traghetto, si asporta il registro delle eliche, si fanno sparire oggetti come l’orologio della plancia?
Perché si manda nelle aule giudiziarie a testimoniare persone palesemente istruite alla menzogna cosi grossolana da essere smascherate dal giudice che li interrogava?
Se si ha la coscienza a posto, non si fa niente di tutto questo, se il proscioglimento o l’assoluzione nelle sentenze sono reali non si continua a mescolare nel torbido.

Ma noi una promessa ve la dobbiamo come familiari delle vittime e come collettività, noi continueremo ad esserci, a ricordarvi in ogni occasione che ci è concessa, che certo questa magistratura vi ha salvato ma noi no!

Oggi ci siamo resi conto tutti che dobbiamo lasciare da parte, per un attimo, la speranza che una magistratura diversa riprenda in mano la vicenda, corregga e ammetta i propri errori.
Cambiamo obbiettivo e interlocutore, sperando in un risultato diverso: oggi facciamo un accorato appello alla politica, affinché ciò che ci è stato negato da una magistratura che definire compiacente è dir poco, possa essere ottenuto tramite una Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta: riaprire la vicenda.
Siamo profondamente grati a quei gruppi Sel per la Camera e Movimento 5 stelle al Senato che hanno già presentato la proposta di legge, due Senatori del PD invece il 1 Aprile hanno presentato una interrogazione al Ministro della Giustizia sulla vicenda del perito Gennaro nominato per l’inchiesta bis ma di fatto legato alle compagnie Moby lines e Eni, quindi anche nel Pd ci si sta muovendo in questo senso e ci risulta che altre forze politiche stanno aderendo, vorremmo che per questa vicenda si abbandonassero le sigle e tutti si sentissero in dovere di collaborare.
Siamo convinti che alle parole seguiranno i fatti. La stessa presenza, qui oggi, di alcuni parlamentari è una certezza.
Da parte nostra abbiamo abbandonato divisioni e steccati e congiuntamente le due Associazioni familiari hanno presentato prima a Roma alle forze politiche il testo e gli obbiettivi della Commissione e poi all’allora interlocutore principale di governo – l’ormai ex-ministra Annamaria Cancellieri – a Sassari, perché volevamo che non ci fossero equivoci né parole sprecate.
Chiaramente questo testo è stato poi inviato a tutti i capogruppo di Camera e Senato e ai Presidenti Grasso e Boldrini, e a tutti è stato rivolto invito ad essere qui oggi a unirsi a noi nella commemorazione.
Noi oggi siamo qui per commemorare e ricordare a una collettività poco attenta che il 10 aprile non è solo la data in cui la magistratura decide se assegnare o meno Berlusconi ai servizi sociali, ma è la data in cui 140 persone uomini donne e bambini hanno perso la vita arsi in un mezzo di trasporto collettivo, un mezzo che aveva un proprietario, un armatore che si chiama Vincenzo Onorato, che mai è stato coinvolto nella vicenda, pur essendone uno dei massimi responsabili.
Alla sua ricerca di profitto vanno ascritte le innumerevoli carenze del traghetto che sicuramente se non sono state causa, sono state concausa dell’effettuarsi e dell’aggravarsi del tragico evento.
Vogliamo denunciare che a Livorno c’è una capitaneria di porto che ha tra i suoi uomini ufficiali come De Falco, assurto alle cronache per aver ordinato al comandante Schettino di tornare a bordo della costa crociere durante il naufragio, ma ne aveva anche un altro come Sergio Albanese, comandante della capitaneria di porto nel 1991, che informato della tragedia mentre si trova a La Spezia torna verso Livorno e invece di imbarcarsi sulla motovedetta visto l’evento che si stava perpetrando, ritiene più opportuno andare a cambiarsi d’abito e poi sparire nel silenzio di quella notte.
Lui che quella collisione avrebbe potuto evitarla emettendo ordinanze scritte poi dal suo successore, lui che per ruolo doveva dirigere tutti i soccorsi ha scelto di attendere nel più assoluto silenzio che quelle persone piano piano decedessero per poi tornare a terra.
Vogliamo chiedere perché non c’è stato alcun controllo sull’effettivo carico della petroliera agip abruzzo, sul perché sulla stessa non sono mai state svolte accurate indagini atte a evidenziare eventuali guasti o altro che possano aver condotto il moby in collisione.
Vogliamo capire come possiamo accettare una sentenza assolutoria emessa da un giudice Germano Lamberti che poi è stato condannato oggi in via definitiva per concussione e corruzione.
A tutte queste nostre domande e a molte altre la magistratura non ha saputo né voluto rispondere, le stesse con ancora più forza le rivolgiamo a chi siede sugli scranni del Parlamento a rappresentarci.
Voi siete la nostra speranza, l’ultima per chi come noi ormai da anni chiede inascoltato solo verità e giustizia.
Ve lo chiedo a nome di tutte le famiglie delle Vittime che hanno potuto essere qui a Livorno in questa sede, e ve lo chiederò al porto dopo aver letto i nomi delle 140 vittime.
Getteremo la nostra rosa in mare e penseremo: oggi abbiamo la speranza che il Parlamento possa dirci finalmente perché.

Lettera di Luchino Chessa a Massimo Gramellini

Luchino Chessa (sinistra) con il padre Ugo

Luchino Chessa (sinistra) con il padre Ugo


Caro Massimo,

mi chiamo Luchino Chessa e sono un familiare delle vittime della strage del Moby Prince, oltre che accidentalmente anche il figlio del comandante del traghetto.
La notte del 10 aprile 1991 la Moby Prince in uscita dal porto a poche miglia dalla costa sperono’ la petroliera Agio Abruzzo e si incendio’.
139 persone tra cui mio padre e mia madre morirono bruciate in attesa dei soccorsi che arrivarono ben un’ora e mezza dopo la collisione, un membro dell’equipaggio venne trovato morto annegato nella nafta. Sono passati 23 anni e due processi e varie indagini, l’ultima conclusasi nel 2010, non sono riuscite a capire cosa e’ successo quella notte.
L’archiviazione delle indagini del 2010 parla del comando del traghetto lanciato a tutta velocità che ha agito in modo superficiale e irresponsabile e che non ha visto una petroliera grande come un palazzo di 30 piani perché avvolta dalla nebbia.
Purtroppo l’unica nebbia che esiste è quella che ha avvolto il tribunale di Livorno. Noi familiari non ci stiamo e ancora adesso dopo 23 anni vogliamo avere giustizia.

Un video girato poco prima della tragedia a bordo del traghetto fa vedere due spensierate bambine in cabina, due bambine che di li a poco si troveranno in un inferno di fiamme e disperazione. Chiunque guardi il viso delle bambine non può non sentire la voglia di giustizia e di verità.

Forse siamo in un momento particolare e finalmente qualcosa a livello politico si muove. Sono state depositate in questi giorni due proposte di disegno di legge per la istituzione di una Commissione di inchiesta sulla vicenda, in parlamento da parte di SEL, primo firmatario Michele Piras, in senato da parte del M5S. I senatori Luigi Manconi e Silvio Lai hanno presentato una richiesta ai ministri della Difesa e della Giustizia di indagine ispettiva presso la procura di Livorno, in merito ad un perito del tribunale in palese conflitto di interessi, e anch’essi stanno per depositare la terza proposta di commissione d’inchiesta. Speriamo sia la volta buona. Noi continuiamo a lottare e non ci fermeremo mai, con lo sguardo di quelle bambine nella mente.

Caro Massimo ti chiedo di divulgare la vicenda a “Che tempo che fa” e dove tu vuoi. Solo divulgando il più possibile si può ostacolare chi cerca in tutti i modi di bloccare la strada per la verità.

Un caro saluto
Luchino Chessa

Luchino Chessa: “Siamo ad una svolta epocale, ora parlamentari e senatori a noi vicini uniti attorno allo stesso tavolo”.

A nome dei familiari delle vittime del Moby Prince voglio esprimere la nostra gratitudine per quello che numerosi parlamentari e senatori stanno facendo in questi giorni.

Attualmente ci sono due proposte di commissione d’inchiesta parlamentare depositate, una di SEL e una del Movimento 5 Stelle, e una terza a firma dei Senatori Manconi e Lai pronta per essere depositata, che nel frattempo hanno redatto una richiesta di indagini ispettive presso la Procura di Livorno.

Il Presidente Grasso anche in questi giorni auspica una commissione e vari parlamentari e senatori hanno espresso note di solidarietà. Dopo 23 anni è una svolta epocale e la nostra speranza è che questa accelerazione apra veramente la strada verso un concreto aiuto per il raggiungimento della verità.

Visto l’importante impegno politico chiediamo che a questo punto i parlamentari e i senatori che hanno a cuore la vicenda del Moby Prince si riuniscano attorno ad un tavolo e facciano un lavoro comune. Solo la condivisione di più forze può superare quel muro che per anni ha ostacolato il percorso giudiziario.

L’appello va anche agli amministratori dei Comuni e delle Regioni che hanno pagato il tributo di vite innocenti. Per quanto riguarda la mia terra faccio un appello al Presidente della Regione Francesco Pigliaru e al sindaco di Cagliari Massimo Zedda perché esprimano la loro adesione a questo percorso politico e contribuiscano a sensibilizzare l’opinione pubblica.

L’unico modo per mantenere la memoria è divulgare, diffondere tra la gente. Esiste un sito “iosono141.veritàprivatadelmobyprince.com” dove chiunque può iscriversi ed esprimere in questo modo la propria solidarietà come centoquarantunesima vittima e poi www.mobyprince.it dove acquisire informazioni su la storia del Moby Prince, su le vicende processuali, sulle nuove perizie.

Noi familiari sempre più uniti e agguerriti non ci fermeremo mai!

11 aprile 2014

Alessandro Nigiotti

alessandro Niciotti
Alessandro Nigiotti, 30 anni
Livorno

#iosono141 perché
Non ho vissuto in prima persona questa tragedia perché all’epoca avevo solo 8 anni..da circa i anni sono volontario alla misericordia di
livorno e su questo avvenimento ho sentito parlare molto e se mi metto nei panni di voi familiari e non anch’io vorrei la verità e veder
pagare chi ha sbagliato. Io sono 141

Corrado Badalassi

corrado-iosono141
Corrado Badalassi, 44 anni
New Delhi

#iosono141 perché
In Italia e nel mondo ci sono troppe verita’ mai rese pubbliche ma manipolate e nascoste con menzogne solamente per proteggere persone e
paesi che pensano di avere il diritto e il dovere di proteggere la gente comune dalle stesse.

Adesso BASTA!! Nessuno ha dato loro questo diritto…..

23 anni sono abbastanza per preparare la gente a qualsiasi verita’.
Adesso la vogliamo, qualunque cosa essa sia.

Parlamentare #seiancoraintempo: campagna di pressione per il DDL sulla Commissione d’Inchiesta Moby Prince

FIRMA QUI

Abbiamo due disegni di legge per l’apertura di una Commissione d’Inchiesta bi-camerale sulla vicenda Moby Prince. Alla Camera il testo è stato presentato il 26 marzo 2014 da tre deputati di Sinistra Ecologia e Libertà (primo firmatario Michele Piras). Al Senato il testo è stato registrato il 27 marzo 2014 da 38 senatori del Movimento 5 Stelle (prima firmataria Sara Paglini).
Entrambe le proposte possono essere modificate e sottoscritte da altri Parlamentari come segnale di partecipazione politica all’iniziativa. L’invito dei familiari delle vittime è alla massima adesione possibile, trasversale agli schieramenti.

Per arrivare ad una votazione in aula è necessario che il Disegno di Legge sia calendarizzato, ovvero inserito nell’Ordine del Giorno dei lavori parlamentari. Chi decide in tal senso? La Conferenza dei Presidenti di gruppo (o Capi-gruppo). La Conferenza è convocata dal/la Presidente – alla Camera, Laura Boldrini, e al Senato, Pietro Grasso – “ogni qualvolta lo ritenga utile, anche su richiesta del Governo o di un presidente di gruppo” (articolo 13, comma 1, del Regolamento).

Da oggi parte la campagna di pressione per

  • ottenere il maggior numero di firme di parlamentari nei due disegni di legge già depositati alla Camera e al Senato
  • ottenere la CALENDARIZZAZIONE DEL D.D.L. (Disegno di Legge) tramite l’azione diretta dei Presidenti Laura Boldrini e Pietro Grasso o di almeno un esponente del governo o di almeno uno dei seguenti Capigruppo dei quali troverete “gruppo parlamentare di cui è Presidente” “nome” e “cognome” ed eventuale indirizzo twitter per scriverle/gli (perché Twitter? Perché scrivendo tramite questo social network e mettendo #iosono141 come hashtag potremo monitorare la campagna). Dove non presente, l’indirizzo email.

Presidente della Camera dei Deputati:  Laura Boldrini @lauraboldrini
Presidente del Senato della Repubblica: Pietro Grasso @PietroGrasso

Presidente del Consiglio dei Ministri: Matteo Renzi @matteorenzi
Ministro della Giustizia: Andrea Orlando @AndreaOrlandosp

CAMERA DEI DEPUTATI – Capigruppo

  • Renato Brunetta (FORZA ITALIA – IL POPOLO DELLA LIBERTA’ – BERLUSCONI PRESIDENTE) @renatobrunetta
  • Giorgia Meloni (FRATELLI D’ITALIA-ALLEANZA NAZIONALE) @GiorgiaMeloni
  • Giancarlo Giorgetti (LEGA NORD E AUTONOMIE) @UfficioPressLegaNord
  • Riccardo Nuti (MOVIMENTO 5 STELLE) @Riccardo_Nuti
  • Nunzia De Girolamo (NUOVO CENTRODESTRA) @N_DeGirolamo
  • Roberto Speranza (PARTITO DEMOCRATICO) @robersperanza
  • Lorenzo Dellai (PER L’ITALIA) @lorenzodellai
  • Andrea Romano (SCELTA CIVICA PER L’ITALIA) @AndreaRomano9
  • Gennaro Migliore (SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’) @gennaromigliore
  • Pino Pisicchio (MISTO) Centro Democratico – Bruno Tabacci @BrunoTabacci

SENATO DELLA REPUBBLICA – Capigruppo

  • Paolo Romani (Forza Italia-Il Popolo della Libertà) @_paolo_romani_
  • Mario Ferrara (Grandi Autonomie e Libertà)mario.ferrara@senato.it
  • Massimo Bitonci (Lega Nord e Autonomie) @massimobitonci
  • Vincenzo Sant’angelo (Movimento 5 Stelle) @Senato5stelle
  • Maurizio Sacconi (Nuovo Centrodestra) @MaurizioSacconi
  • Luigi Zanda (Partito Democratico) @SenatoriPD
  • Per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT)-PSI-MAIE Karl Zeller karl.zeller@senato.it
  • Lucio Romano (Per l’Italia) @LucioRomano02
  • Gianluca Susta (Scelta Civica per l’Italia) @GianlucaSusta
  • Loredana De Petris (Misto) @PetrisDe